Una delle esigenze primarie dell’olivicoltura, sia tradizionale che di nuova concezione, è quella di adottare forme di allevamento che rendano più efficienti le moderne tecniche agronomiche, con particolare riferimento alla potatura e alla raccolta delle olive mediante dispositivi gestiti da terra. Allo stesso tempo, una razionale forma di allevamento dell’olivo deve tenere conto dei seguenti punti: 1. Rispettare il modo naturale di vegetare della specie (basitono e cespuglioso) e le caratteristiche delle cultivar (vigore e portamento). Il rispetto delle caratteristiche naturali dell’olivo evita dannosi conflitti con la pianta, contribuendo a mantenere un buon equilibrio vegetativo e produttivo. Questo si traduce in un contenimento dei costi, maggiore efficienza e potenzialità produttiva. 2. Garantire un buon rapporto tra chioma e apparato radicale. Le forme di allevamento coercitive e i severi interventi di potatura che limitano lo sviluppo spaziale naturale degli alberi, alterano l’equilibrio tra chioma e radici, favorendo l’attività vegetativa a discapito di quella produttiva. La forma di allevamento e la potatura di produzione devono, quindi, assicurare una chioma proporzionata alla capacità di rifornimento dell’apparato radicale. 3. Mantenere un buon rapporto foglia/legno. Le foglie e i tessuti legnosi svolgono ruoli complementari ma distinti nelle funzioni metaboliche dell’olivo. Un rapporto tra foglia e legno bilanciato migliora l’efficienza complessiva dell’albero, favorendo un'adeguata superficie fotosintetizzante e strutture vegetative più orientate alla fruttificazione. Al contrario, un rapporto sbilanciato a favore del legno riduce l’efficienza della pianta, in quanto, pur essendo fondamentale per la formazione di strutture di sostegno, di trasporto e di riserva, "utilizza" i carboidrati prodotti dalla fotosintesi. Un rapporto ottimale fra le due componenti è quindi essenziale per garantire la piena funzionalità dell’albero.

4. Favorire un elevato rapporto tra superficie esposta e volume complessivo della chioma e garantire un adeguato arieggiamento. Assicurare condizioni ottimali di illuminazione e aerazione nelle diverse parti della chioma è fondamentale per preservare la salute dell’albero ed elevare tutti i parametri produttivi (qualità, quantità, continuità, ecc.), in convergenza con la densità di impianto. 5. Assicurare una struttura solida capace di sostenere il peso delle varie parti della chioma, dei frutti e resistere a vento ed eventuali nevicate, minimizzando il rischio di rottura delle branche. A tal proposito, nel corso degli ultimi anni, alcuni ricercatori hanno rilanciato una forma di allevamento tradizionale, il “vaso policonico”, che fu ideato e sviluppato nei primi decenni del secolo scorso grazie principalmente al contributo di due tecnici di olivicoltura: Alfredo Roventini e Secondo Tonini. Questi due ricercatori, operanti rispettivamente in Toscana e in Umbria, definirono una forma di allevamento che integrava principi di fisiologia della specie con la tecnica di potatura, ponendo particolare attenzione alle esigenze naturali dell’olivo. L'obiettivo era elevare la produttività dell'albero, migliorando al contempo le sue condizioni di vita. Il lavoro di Roventini e Tonini si fondava sulla constatazione che, spesso, molti olivi allevati secondo il sistema tradizionale a vaso (o vaso dicotomico), presentavano un accumulo di legno strutturale nella parte alta, che determinava un accentuato rifornimento linfatico favorendo il predominio della parte superiore di chioma a discapito di quella inferiore. Questo portava a potature irrazionali, come la capitozzatura del tronco a una certa altezza, intervento che, oltre a essere dannoso, non stimolava il ringiovanimento naturale della pianta. L’innovazione proposta si ispirava all'osservazione che una metodologia più rispettosa delle caratteristiche biologiche dell’olivo fosse in grado di favorire una crescita sana, equilibrata e produttiva, specialmente nella zona medio-bassa di chioma. In particolare, Roventini, nel 1920, con il celebre motto “l’acefalia degli olivi deve scomparire”, si opponeva alla pratica di eliminare la parte superiore degli alberi, promuovendo invece una forma che rispettasse e incoraggiasse lo sviluppo naturale dell’olivo. Questo approccio, che ha avuto la sua origine in Toscana, segnò una vera e propria svolta nell’olivicoltura dell’epoca. Tuttavia, a seguito della gelata del 1956, che colpì gran parte dell’olivicoltura delle regioni centrali italiane, il vaso policonico fu progressivamente sostituito dal vaso cespugliato proposto dal professor Alessandro Morettini. Questo nuovo sistema, ideato per rispondere alle esigenze post-gelata, prevedeva che la pianta di olivo fosse costituita da più fusti (policaule) che si sviluppavano dalla ceppaia superstite, assumendo una forma cespugliosa, ritenuta naturale per l’olivo e adatta a favorire una rapida e soddisfacente entrata in produzione. Le piante ricostruite secondo questi principi fornirono ottimi risultati, con una produzione superiore rispetto a quella antecedente al gelo, dimostrando l’efficacia del nuovo approccio. Riflessioni e Rivalutazione del Vaso Policonico Con il passare degli anni, però, emersero significative difficoltà operative legate al sistema di allevamento a vaso cespugliato, che complicavano notevolmente la gestione dell’oliveto. Questo ha spinto a riflettere su soluzioni alternative, tra cui l’adozione di forme di allevamento precedenti, come quella a vaso policonico, che, grazie anche ai recenti sviluppi nella ricerca, è stata riproposta con alcune modifiche (schemi meno rigidi della Roventini) come modello di riferimento per gli oliveti tradizionali e semintensivi. Sebbene ampiamente accettata, la scelta del tipo di potatura di riforma continua, comunque, a essere oggetto di vivaci confronti tra operatori, tecnici e studiosi del settore. Riflessioni sulla scelta della modalità di riforma. Ripercorrendo la letteratura storica olivicola della Toscana, non si può fare a meno di ricordare una celebre frase del professor Nizzi Grifi, i cui principi di potatura ci guidano in buona parte nella pratica ancora oggi. Egli consigliava di intraprendere un’unica e profonda potatura di riforma:”Meglio riformare a fondo 100 olivi che riformarne 150 a mezzo per salvare qualche mezza branca allo scopo di guadagnare un po’ di olive”. Alla luce delle moderne conoscenze agronomiche e delle tecniche più avanzate di potatura, i concetti di Nizzi Grifi, pur essendo senza dubbio adeguati e funzionali per l'epoca in cui furono proposti, appaiono oggi in parte da rivedere. La potatura di riforma può essere eseguita in vari modi: totale in un solo intervento, totale suddivisa in più anni (con una parte dell'oliveto riformata ogni anno), oppure graduale nel corso di più anni, a seconda delle specifiche agronomiche, economiche e lavorative aziendali. In genere, la riforma radicale in un solo intervento, si fa preferire nei casi in cui le piante presentano significativi problemi strutturali e uno stato di forte deperimento, causato da un ambiente di coltivazione non più rispondente alle loro esigenze di aria e di luce, spesso derivante da un lungo periodo di abbandono o da una gestione inadeguata. Prima di procedere con la riforma è opportuno assicurarsi, con sufficiente anticipo, che le piante siano dotate di adeguate riserve nutritive. Ciò consente alle piante di affrontare meglio lo stress causato dalla potatura, aumenta la capacità di difesa dalle avversità abiotiche e biotiche e accelera il pieno recupero della chioma. Al termine delle operazioni di potatura è importante effettuare tempestivamente la disinfezione delle ferite più estese con prodotti rameici, per garantire una protezione efficace contro gli agenti patogeni che potrebbero compromettere la salute dell’albero. Le principali ragioni che giustificano la scelta della riforma totale riguardano l'accumulo di legno strutturale, in special modo nella parte alta della chioma, dovuto a branche principali sviluppatesi eccessivamente in diametro a una notevole altezza, nonché alla presenza di formazioni dicotomiche e grosse branche secondarie. Queste strutture vegetative creano veri e propri "cappelli" che ostacolano l’ingresso della luce nelle porzioni medio-basse della chioma, determinando, unitamente all’espansione delle piante vicine, un ambiente privo di una adeguata illuminazione e un progressivo declino vegetativo delle branche secondarie inferiori, che rappresentano il primo palco utile per formare la nuova base del cono di vegetazione. In tali circostanze, un intervento radicale e tempestivo può rappresentare la soluzione più indicata per ripristinare la funzionalità dell’oliveto.Tuttavia, nel caso di olivi condotti con un’altra forma di allevamento, mal strutturati ma costantemente gestiti e in piena produzione, la riforma totale può essere realizzata in modo più graduale, suddividendo l’intervento in più anni, riformando una parte dell’oliveto per volta. Un’alternativa altrettanto valida per oliveti in simili condizioni è la riforma graduale, che prevede l'integrazione della normale potatura di produzione con interventi mirati di riforma, da effettuare con avvedutezza quando possibili, per non alterare eccessivamente gli equilibri fisiologici della pianta. Questo approccio consente un minore investimento economico iniziale, una produzione più regolare e un minor stress per le piante, riducendo i rischi fitosanitari. Inoltre, la riforma graduale offre maggiore flessibilità nella gestione, in quanto gli interventi possono essere adattati alle condizioni specifiche delle piante (cultivar, età, suolo, diverso stato strutturale, predisposizione o meno alla fruttificazione nell'annata in corso, ecc.) e a quelle agronomiche, economiche e sociali delle aziende, permettendo una gestione dinamica e meno rigida. Sebbene il raggiungimento della forma desiderata richieda più tempo, la riforma graduale, se eseguita con competenza, consente di mantenere una certa produttività durante il processo di conversione della forma. Metodo di riforma totale Idealmente, la pianta a vaso policonico è costituita da un tronco alto 1,00-1,20 m, dal quale si sviluppano 3 o 4 branche principali (5-6 o più nei soggetti più grandi). Queste sono inclinate di 40-45° nel primo tratto per favorire l'espansione basale della chioma, per poi assumere gradualmente una direzione quasi verticale onde evitare l'ombreggiamento del settore sottostante, degradando diametralmente sino all'altezza definitiva per regolare il flusso linfatico. La potatura di riforma a vaso policonico mira a semplificare e riorganizzare l'architettura dell'albero, suddividendo la chioma in più coni di vegetazione disposti in modo equidistante, al fine di occupare uniformemente l'intero arco di 360 gradi. L'intervento consiste nella riduzione della parte scheletrica, sopprimendo il numero eccessivo di branche primarie attraverso una accurata selezione. Le branche destinate a rimanere devono risultare correttamente distanziate e inclinate rispetto all'asse del tronco, e in numero limitato ma sufficiente a garantire la copertura ottimale dello spazio, evitando la formazione di eccessive e improduttive "finestrature". Nel caso di olivi con branche principali molto inclinate verso l'esterno, si crea un'ampia spaziatura fra gli elementi strutturali all’interno del vaso. Questo induce l’albero ad una decisa risposta attraverso una vigorosa emissione di succhioni dorsali (un fenomeno noto come epitonia), finalizzata a riconquistare rapidamente gli spazi lasciati vuoti e ripristinare la forma naturale. Al contrario, la ridotta inclinazione delle branche primarie implica una minore emissione di succhioni, ma comporta una tendenza degli assi primari a svilupparsi in altezza e in diametro difficile da controllare. La struttura degli assi principali del vaso policonico deve essere perseguita mediante l’eliminazione razionale delle formazioni dicotomiche presenti nella porzione superiore, in quanto responsabili di una notevole, ma dannosa, capacità di attrarre e trattenere le sostanze nutritive nella parte alta. È comunque ammesso un minimo di sdoppiamento dicotomico, ma solo se originato dalla zona inferiore della branca primaria per formare la parte scheletrica basilare. Una volta impostate correttamente le branche primarie, l’intervento prosegue con la selezione delle branche secondarie per ristabilire ordine, distanze e rapporti di forza tra questi elementi strutturali. La distribuzione delle branche secondarie lungo l'asse principale deve seguire un ordine progressivamente decrescente. Partendo dalla base del cono, le branche secondarie devono essere più robuste e lunghe per favorire l'espansione verso l'esterno. Man mano che si sale verso l'apice, le strutture secondarie devono ridursi progressivamente in vigore, diametro, lunghezza, volume e densità vegetativa. Inoltre, all'aumentare dell'altezza, devono incurvarsi in modo più pronunciato e precoce, formando una serie di archetti. In questo modo, sarà favorito il loro progressivo rivestimento fino alla cima, realizzando il gradiente conico di vegetazione e ottimizzando così l’intercettazione della luce su tutta la superficie fogliare. Una volta che le branche secondarie si saranno perfettamente rivestite lungo i loro assi, la pianta sarà composta da tanti coni progressivamente vestiti dall’alto in basso: l’intera pianta, così configurata, prende il nome di 'policonica'. Metodo di riforma graduale. La potatura di riforma graduale, invece, ambisce a modificare progressivamente la conformazione della chioma senza compromettere significativamente le performance produttive dell'oliveto. Questa modalità consente di mantenere un buon compromesso tra l’evoluzione strutturale della pianta e le esigenze produttive dell'olivicoltore, garantendo nel tempo una gestione più sostenibile e meno invasiva dell'albero. In genere, si presta meglio su olivi in produzione che, pur conservando una accettabile distribuzione delle branche primarie dal tronco, evidenziano un accumulo di legno strutturale nella parte alta della pianta. Un esempio pratico può essere rappresentato da olivi allevati a vaso dicotomico che non sono stati gestiti in maniera ottimale. Di solito, le piante presentano dicotomie e grosse, lunghe e voluminose branche secondarie che partono dall'alto e discendono, mettendo in ombra le ramificazioni sottostanti. Per invertire questa situazione, la strategia di riforma, sviluppata su più anni, prevede inizialmente l’alleggerimento della parte alta della chioma, riducendo il volume vegetativo e l’assorbimento linfatico, eliminando e/o raccorciando le branche più ingombranti. In questo modo, si favorisce inoltre l'ingresso di luce nelle zone medio-basali. La maggiore esposizione alla luce, all’aria e al calore stimola la formazione di nuovi germogli, promuovendo la ripresa di vigore e lo sviluppo centrifugo delle porzioni più importanti per l’olivicoltore. Con questo approccio, la riforma prosegue con la creazione di modeste finestre di luce nella vegetazione, intervenendo su porzioni o, se le circostanze lo consentono, su intere branche secondarie che si originano dalla zona intermedia dell'asse principale. Per sostituire le strutture secondarie che saranno via via asportate, è opportuno lasciare crescere preventivamente alcune formazioni vegetative (succhioni) a medio vigore, ben disposte e orientate, dalla zona laterale o leggermente dorsale della branca primaria, dove è più probabile l'emissione di nuovi germogli. Un ulteriore accorgimento, per rinvigorire e promuovere l'avanzamento di questo settore di chioma nel minor tempo possibile, consiste nel favorire lo sviluppo delle branche secondarie laterali, evitando quelle esterne che si sviluppano sul ventre della branca primaria sopra il primo palco di secondarie. La ragione di questa scelta risiede nel fatto che le secondarie ventrali, che originano più in alto e da punti più inclinati verso l'esterno delle branche primarie, possono ostacolare la penetrazione della luce verso le secondarie più basse, che provengono da zone più interne e dunque già svantaggiate. Al contrario, le secondarie laterali che si sviluppano dalla zona medio-alta, seguono la perpendicolare della branca primaria e si allineano meglio con la luce, consentendo una maggiore penetrazione luminosa nelle zone inferiori, in particolare quelle ventrali. Per rigenerare la parte basilare del cono di vegetazione è quindi necessario creare le condizioni affinché la linfa grezza proveniente dalle radici si concentri in detta zona, per poi risalire lentamente lungo un percorso leggermente inclinato verso l'esterno, che si riduce progressivamente fino ad una cima moderata. Quando le branche saranno Idealmente rivestite lungo i loro assi, in perfetta sintonia con le esigenze di libera espansione dell'albero e con le necessità produttive dell'olivicoltore, la pianta avrà il suo corredo vegetativo aereo composto da numerose unità produttive disposte a forma di cono. Criteri di valutazione per realizzare la cima del vaso policonico. La cima nel vaso policonico gioca un ruolo centrale nel bilanciamento tra attività vegetativa e fruttificazione, contribuendo a migliorare le performance produttive. Governando lo sviluppo della vegetazione sottostante, essa consente il mantenimento della forma ideale della pianta, ottimizzando l’intercettazione dell'energia solare su tutta la superficie della chioma. Per regolare la dimensione della cima e ottenere il giusto assetto, l'operatore dovrà considerare: 1. Le dimensioni complessive della pianta, affinché la crescita sia bilanciata su tutta la chioma. 2. Il vigore vegetativo dell'albero per regolare la crescita e ottimizzare l’utilizzo delle risorse disponibili. 3. Le diverse condizioni ambientali dell’oliveto, affinché la cima possa essere adattata sia alle esigenze fisiologiche dell’albero che a quelle specifiche agronomiche dell'olivicoltore (metodo di raccolta, recupero del volume di chioma nei settori di maggiore intressse, ecc.). 4. Il vigore e il portamento delle diverse cultivar (assurgente, espanso, pendulo, ecc.) per rispondere adeguatamente a specifiche esigenze varietali di sviluppo. 5. Il tipo di potatura (formazione, produzione, riforma, ecc.). 6. Il rigoglio e l'omogeneità della chioma: su piante con bassa vigoria o su branche primarie che necessitano di ulteriore rivestimento nella parte medio-bassa, è opportuno utilizzare una cima moderata, che garantisca la continuità vascolare e, di conseguenza, la normale circolazione della linfa, pur limitandola nell’assorbimento di sostanze nutritive. 7. L'equilibrio tra le cime: l'operatore deve regolare le cime in modo che risultino equidistanti, con la stessa altezza e densità di fogliame per una crescita equilibrata. 8. Metodo di raccolta: L'operatore deve definire la cima in base al metodo di raccolta scelto (manuale, agevolato, meccanizzato con vibro-scuotitori, ecc.) per garantire l'efficienza della raccolta. La forma della chioma può essere adattata in base al metodo di raccolta: Bassa e larga è ideale per la raccolta con pettini agevolatori. Stretta e alta è adatta per l'uso di scuotitori meccanici. Questa differente distribuzione permette di rendere più efficiente il sistema di raccolta senza modificare il volume della chioma. Il vaso policonico strutturato per la raccolta con vibro-scuotitori presenta branche primarie con un angolo di inserzione relativamente stretto (35-40°) rispetto alla verticale, mentre le branche secondarie sono numerose, corte e prive di lunghe pendaglie. Questa configurazione garantisce una chioma compatta e rigida, ottimizzando la trasmissione delle vibrazioni necessarie per staccare i frutti limitando i danni alla pianta. Al contrario, il vaso policonico con una struttura più adatta alla raccolta con i pettini agevolatori prevede una chioma più ampia e meno rigida, con una disposizione delle branche che permette ai pettini di muoversi più facilmente tra i rami, senza compromettere la qualità del raccolto o danneggiare eccessivamente la pianta. Filippo Cecchelli


